Il corpo ci parla?
Sì, ma forse non proprio nel modo in cui pensiamo.
Il corpo può offrire uno spazio di ascolto, di esperienza e di relazione.
Come possiamo ascoltarlo senza trasformarci in un traduttore automatico?
Corpo, mente ed emozioni: un intreccio di cui possiamo accorgerci in modi diversi
Forse ti risuona o, in qualche modo, ne hai fatto esperienza.
Mentre siamo dentro alle nostre giornate, delle volte possiamo osservare o sentire che pensieri, emozioni, corpo ed energia non si muovono mai del tutto separati… come se, in qualche modo, si influenzassero tra loro.
Dentro di noi infatti abitano diverse dimensioni, alcune tra queste: la dimensione della mente, del corpo, delle emozioni e dell’energia.
A volte ci accorgiamo solo a tratti di questo intreccio, mentre sta già accadendo.
Un pensiero e, subito dopo, un cambiamento nel modo di respirare, una tensione nel corpo che continua a ripresentarsi, una sensazione che affiora improvvisamente dentro una situazione.
Nel cammino del coltivare una relazione più viva, presente e sensoriale con il corpo, può nascere quindi una domanda:
Il corpo ci parla?
Parliamo di “linguaggio del corpo”: ma cosa intendiamo?
Nell’e-book “Il corpo, come luogo di ascolto” (se ancora non lo conosci, puoi riceverlo gratuitamente cliccando su questo link: https://www.serenazocca.it/percorso-il-corpo-come-luogo-di-ascolto/ ) emerge più volte l’espressione “linguaggio del corpo” che ci aiuta a descrivere quel meraviglioso e vasto mondo di sensazioni, cambiamenti, vibrazioni, tensioni, respiro, movimento e di tutto ciò che possiamo incontrare quando prendiamo davvero contatto con il nostro corpo.
Ma è qui necessario chiarire un aspetto importante.
Quando parlo di “linguaggio del corpo” non mi riferisco ad un linguaggio standard, un dizionario da imparare a memoria, nel quale ad ogni sensazione o sintomo corrisponde necessariamente un significato preciso.
E non mi riferisco nemmeno a un corpo che agisce in un modo per necessariamente comunicarci qualcosa.
Il corpo ha una propria modalità di espressione. Il corpo può, sì, offrire uno spazio di ascolto, di esperienza e di relazione. Tuttavia siamo noi, calandoci nella prospettiva del corpo, a nutrire questo spazio, nel tempo, con dei significati.
Non stiamo parlando di “traduzioni automatiche”.
Del tipo:
“Se sento questo… allora significa sicuramente quello.”
Il corpo non è un rilevatore automatico. È una realtà complessa. (Dove per complessa non intendo “complicata”. Intendo “complessa”).
Il corpo ha una propria modalità di espressione. Il corpo può, sì, offrire uno spazio di ascolto, di esperienza e di relazione. Tuttavia siamo noi, calandoci nella prospettiva del corpo, a nutrire questo spazio, nel tempo, con dei significati.
“Cosa significa questa sensazione?”
Quando la ricerca di interpretazioni veloci e “già pronte” rischia a volte di allontanarci da ciò che sentiamo.
Può essere molto utile portare attenzione a tutte quelle frasi e risposte veloci e semplicistiche.
“Se hai male alla schiena o allo stomaco…è rabbia repressa”,
“Se hai male alla pancia è perché non digerisci qualcosa”.
“Se sento questo… allora significa SICURAMENTE quello.”
Frasi che sembrano offrire una risposta immediata e che, proprio per questo, possono offrire rassicurazione.
Tuttavia sono proprio queste interpretazioni semplicistiche che rischiano, a volte, di condurci lontano dalla realtà della nostra esperienza personale.
Perché ogni persona è unica, ogni persona ha una propria sensibilità, una propria storia, un proprio vissuto e una relazione speciale con il proprio corpo.
E dietro ad una sensazione o ad un sintomo possono esserci molte dimensioni che si intrecciano tra loro. Non esiste una sola ed unica chiave di lettura valida per tutte le persone.
Inoltre possiamo sentire una sensazione, una tensione, un cambiamento nel respiro, un’apertura o una chiusura, un dolore e questo non significa che quella sensazione esista solo per indicarci o rivelarci qualcosa, oppure che da quella sensazione possiamo ricavare immediatamente una risposta univoca.
Sentire il corpo: oltre il sintomo, insieme al sintomo, nonostante il sintomo.
Quando cominciamo ad essere consapevoli del forte legame esistente tra corpo, mente, emozioni ed energia… può capitare di affrontare delle situazioni simili a quella che sto per descrivere.
Una sensazione particolare può attirare la nostra attenzione.
E, soprattutto se si tratta di una sensazione spiacevole o che viviamo con disagio, possiamo essere tentati di cercare immediatamente una spiegazione, di capire che cosa ci sta dicendo, di trovare un significato preciso. Soprattutto se si tratta di un sintomo oppure di una sensazione di dolore.
Può essere tuttavia utile considerare la sensazione o il sintomo che attrae la nostra attenzione, adottando allo stesso tempo un tipo di sguardo più ampio e complesso.
Un sintomo o una sensazione che notiamo potrebbe essere solo la “cima dell’iceberg” oppure potrebbe essere la sensazione con cui abbiamo più familiarità (e quindi che riusciamo a vedere, sentire e a riconoscere chiaramente).
Ora ne parliamo meglio
Calandoci nella prospettiva del corpo, possiamo in qualche modo accorgerci che ciò che notiamo per primo, ciò che percepiamo in modo chiaro, è solo una parte di un quadro più ampio. C’è molto altro.
Perché quella sensazione attira la nostra particolare attenzione magari perché è solo la più evidente, più intensa, più familiare, già conosciuta e quindi più difficile da ignorare.
Tuttavia un ascolto più attento e allenato, può permetterci di coltivare anche un altro tipo di consapevolezza. Che il nostro sguardo è una parte di un quadro più ampio. più ricco e soprattutto pieno di sfumature.
Oltre a ciò che percepiamo in modo più chiaro e automatizzato, è presente un mondo di altre sensazioni, che magari non siamo ancora in grado di percepire con chiarezza. Possiamo partire da lì.
Cosa c’è e cosa sentiamo insieme al sintomo. Cosa c’è oltre al sintomo. Cosa c’è nonostante il sintomo.
E ampliare il nostro sguardo, e rimanere in relazione con ciò che emerge.
A volte, il tentativo di capire può allontanarci dal sentire ciò che stiamo vivendo.
E qui possiamo incontrare anche una piccola “trappola”.
Perché, nel tentativo di capire e interpretare, possiamo rischiare di perderci la parte più importante: ascoltarci.
A volte il nostro bisogno di trovare subito un significato nasce semplicemente dal desiderio di orientarci dentro ciò che sentiamo. Altre volte, invece, può esserci anche quel bisogno più sottile di sentirsi al sicuro, di controllare, di voler liberarsi in fretta di quello che ci opprime.
E allora può succedere che anche l’ascolto del corpo diventi un meccanismo per prendere le distanze, per gestire un sovraccarico, oppure per mantenere la nostra sensazione di “controllo”. Meccanismi che possono portare, piano piano, il nostro sguardo, la nostra mappa, il nostro vissuto ad irrigidirsi.
E così, nel tentativo di chiarire, può capitare di allontanarsi proprio da ciò che sentiamo.
Come possiamo ascoltare il corpo
senza trasformarci in un traduttore automatico?
Perché c’è qualcosa di molto prezioso in quel momento in cui le risposte che cerchiamo non arrivano subito.
Non è necessario arrivare alla fine di questo articolo con una nuova risposta da portare con noi.
Forse possiamo semplicemente lasciare che alcune di queste riflessioni continuino a lavorare dentro di noi, tornando, quando ne sentiamo il bisogno, a quelle pagine, a quelle pratiche, a quelle esperienze che hanno risuonato maggiormente dentro di noi.
Riportiamo per un momento attenzione alla domanda che ci siamo posti in partenza. E lasciamola risuonare in noi insieme alle parole lette in questo articolo.
“Il corpo ci parla?”
Il corpo può offrire uno spazio di ascolto, di esperienza e di relazione. Tuttavia siamo noi, calandoci nella prospettiva del corpo, a nutrire questo spazio, nel tempo, con dei significati.
E proprio qui possiamo iniziare a muoverci con un po’ più di cautela e aprirci ad un dialogo diverso con il proprio corpo.
Entrare in contatto e coltivare una relazione con il proprio corpo.
Sto parlando della possibilità di calarsi nella prospettiva del corpo e di coltivare una relazione più sensoriale, attraversata e ricca di sfumature con il proprio corpo. Partendo proprio dal permetterci di sentirci sentire, dal darci la possibilità di ascoltare ciò che emerge senza immediatamente tradurre, analizzare e risolvere e…
Permetterci di vivere il corpo, di prendere contatto con le nostre sensazioni e di immergerci in esse. Di stare lì, insieme alle nostre sensazioni.
Quando ci permettiamo di “stare”, uno spazio diverso puo’ prendere forma dentro di noi. Qualcosa può sembrare aprirsi.
Perché il corpo non è solo un mezzo o un contenitore, ma una dimensione di noi con cui poter coltivare una relazione.
Possiamo lasciare che ciò che sentiamo diventi qualcosa con cui entrare in relazione.
E nel tempo, attraverso l’esperienza, possiamo iniziare a cogliere nuove sfumature e nuovi significati nel rapporto con il nostro corpo e con ciò che sentiamo.
Non sono significati presi da qualche libro o post sui social come verità assolute. Forse sono significati maturati, attraversati, più personali. Qualcosa di più vicino al nostro vissuto.
Un’ultima cosa importante: ascolto del corpo e cure mediche
Ascoltare il corpo non significa sostituire le cure mediche con un percorso di ascolto e consapevolezza. Se stiamo seguendo una cura medica o assumendo dei farmaci prescritti, non è l’ascolto del corpo a sostituirli.
Possiamo invece ascoltare ciò che sentiamo, coltivare una relazione più presente con il nostro corpo e, allo stesso tempo, continuare a seguire le indicazioni e le cure di cui abbiamo bisogno.
L’ascolto del corpo può integrare la cura. Non si escludono a vicenda.
Grazie per aver letto questo articolo, per il tempo e lo “spazio dentro” condiviso.
Io sono qui, incammino insieme a Te!
Serena🌻
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